ß …la storia del movimento operaio (ed in
particolare del trotskismo) è costellata di continue
divisioni, scissioni, frazionamenti, che spesso si rendono necessari per il
mantenimento dei principi comunisti, ma il più delle volte sono frutto di incomprensioni, opportunismi, personalismi.
Mentre, guardando al solo scenario italiano dell’ultimo secolo, si trovano
numerosi esempi di divisione in seno alle organizzazioni operaie (a partire dalla stessa nascita del PCd’I)
rivelatisi poi essenziali per la conservazione, il miglioramento e lo sviluppo
degli strumenti e delle teorie per la lotta di classe in Italia, dall’altra
parte possiamo riscontrare innumerevoli errori che hanno privato oggi i
lavoratori italiani di un loro organismo politico di riferimento.
Possiamo serenamente affermare che quello che sta succedendo alla nostra
Associazione può annoverarsi proprio tra questi errori. Errore reso ancor più
grave dalla differenza principale rispetto alle altre scissioni subite negli
anni dalle organizzazioni trotskiste storiche nel
mondo: la mancanza di una reale divergenza politica! Neppure minimale!
In questi giorni abbiamo assistito infatti ad un
singolare andamento della rottura in atto: la mancata diffusione di un
qualsivoglia documento politico che argomenti le motivazioni politiche che
hanno portato ad un così drastico allontanamento.
Anzi, nonostante abbiano abbandonato il congresso dichiarandolo nullo, si siano portati dietro la cassa e gli indirizzi ed abbiano
tentato di impadronirsi del sito internet, i compagni, in ambigui documenti in
cui compaiono sempre le poche stesse firme (le solite Dodici del fantomatico
coordinamento nazionale provvisorio della Frazione di Progetto Comunista -
rifondare l’opposizione dei lavoratori -), continuano a sostenere di non aver
consumato nessuna rottura!
Come si può pretendere di definirsi “Frazione” dell’AMR quando in maniera
arbitraria si priva dei suoi mezzi l’intera associazione? Quando
non si accettano i risultati del congresso? Quando si sfiducia pubblicamente il
portavoce nazionale con comunicati stampa falsi e
deliranti che arrivano a definirlo un venduto? Quando,
prima ancora del consumarsi della rottura, si era già chiesta in segreto alla
dirigenza di Rifondazione la candidatura del compagno Ricci in contrapposizione
a quella del compagno Ferrando? Quando, in pratica, si è tentato di disarmare
l’intera associazione in un momento così cruciale del suo progetto politico
esclusivamente per interessi personali?
Siamo sinceramente convinti che atti come la diffusione di un giornale con la
testata identica a quella del vecchio periodico, la creazione del sito internet
progettocomunista.org, l’utilizzazione della lista ufficiale degli indirizzi
per l’invio di mailing list che dichiarano che d’ora in poi gli indirizzi dell’associazione
sono cambiati, il mantenimento del conto corrente dell’associazione, la
candidatura presentata alla dirigenza di rifondazione (spacciandosi nei
confronti di essa come maggioranza dell’AMR) per le
prossime elezioni, siano scorrettezze inaccettabili (non solo nell’ambito del
centralismo democratico di un partito) ma sul piano dei principi comunisti
stessi.
Siamo però altrettanto convinti che nella situazione creatasi ci siano compagni
che hanno agito in perfetta buona fede o sono stati trascinati loro malgrado in
una situazione più drammatica di quanto potevano immaginare e da cui è
difficile tornare indietro. Alcuni di loro sono tuttora convinti che queste
azioni si siano rese necessarie nei confronti di un presunto lassismo che stava
dilagando nell’associazione. Possiamo affermare senza timore di smentita che
questi compagni stanno commettendo un errore gravissimo: primo perché non hanno
voluto (o in ceri casi potuto) vedere dietro
all’infondatezza di queste accuse il piano che da tempo qualcuno stava
escogitando, secondo perché il fine che abbiamo in comune non può certo
giustificare tali (infami) mezzi.
Ma tali errori per quanto gravi non possono e non
devono annientare la futura opposizione comunista al governo Prodi! Non possono
e non devono distruggere l’embrione del futuro Partito dei comunisti d’Italia!
Non possono e non devono pregiudicare il lavoro di tanti anni della nostra
giovinezza trascorsi nell’obbiettivo della Rifondazione Rivoluzionaria in
Italia e nel Mondo!
E’ per questo che il nostro appello rivolto ai giovani compagni di Progetto
Comunista che hanno compiuto questa (scellerata) scelta si inquadra
perfettamente nell’ambito degli appelli della Presidenza dell’AMR e del CRQI ad
un rientro immediato nella nostra organizzazione, anche e soprattutto nel
ricoprimento di quel terzo dei ruoli dirigenziali che sono stati lasciati
liberi (coerentemente con questo accorato appello) nella speranza di un
ripensamento.
Da parte nostra, è ovvio, non ci sarà nessun tipo di sconto politico: il colpo
di stato messo in atto all’interno dell’AMR nei mesi scorsi è stato sconfitto e
l’accettazione per il futuro delle regole del centralismo democratico sono una conditio sine qua non per
continuare il nostro percorso insieme. Ma ci teniamo a ribadire
che siamo pronti ad accogliere a braccia aperte (pur nelle diversità -che
verranno certamente rispettate ed avranno i loro ampi spazi di dibattito-)
chiunque continui a condividere con noi il progetto fondamentale per cui la
nostra organizzazione è nata: la creazione di un Partito Comunista
Rivoluzionario, ovvero della Sezione Italiana della nuova Quarta
Internazionale.
In sintonia con quanto affermato dal segretariato internazionale del CRQI,
riteniamo che, la storia esige uno sguardo un po’ più alto.
Posizioniamoci all’altezza che il momento storico ci
chiede