(ß………) Lo stesso giudizio esaltativo fornito da
Bertinotti (e Cremaschi) sul contratto dei metalmeccanici, dà la misura
anticipata di quello che sarà il ruolo del PRC nel governo dell’Unione: un
ruolo di benedizione e copertura della concertazione per bloccare le reazioni
sociali alle misure antipopolari e per privarle di un punto politico di
riferimento autonomo. E’ la stessa ragione per cui il
centro liberale dell’ Unione vuole il PRC al governo.
Il
fatto che questa nuova accelerazione della deriva governista
si produca nel contesto segnato dalla vicenda Unipol, dalla scoperta compromissione
della maggioranza DS e della Margherita nel gioco di rappresentanza delle
diverse cordate capitalistiche (ed a tutto vantaggio della stessa demagogia
reazionaria di Berlusconi) rende ancor più
paradossale l’attuale linea del Partito.
Il carattere irrinunciabile
dell’opposizione comunista
In
questo contesto le ragioni della battaglia più
generale di Progetto comunista risultano più che mai confermate.
Tutte
le posizioni delle mozioni “critiche” intermedie che ancora si ostinano a
salvaguardare il quadro di riferimento dell’Unione, limitandosi a riproporre “paletti negoziali” (Grassi) o a rivendicare una
maggiore “pressione di Movimento” (Cannavò), sono
prive tanto più oggi di qualsiasi credibilità o spazio. In particolare il
gruppo dirigente di Erre, che ancora oggi ripropone un
accordo politico elettorale col centrosinistra attorno ad alcuni “punti
fondamentali” [?], proprio nel momento in cui su tutti i punti fondamentali il
programma dell’Unione si caratterizza come programma degli industriali e dei
banchieri, dà la misura dell’Impermeabilità dei gruppi dirigenti delle
componenti centriste alle stesse lezioni dell’esperienza.
Solo
Progetto Comunista avanza coerentemente l’unica proposta politica alternativa
di linea: la rottura col centro dell’Unione, l’unità dei lavoratori e delle
loro rappresentanze attorno ad un programma autonomo anticapitalistico. La sola condizione che possa liberare una vera opposizione di massa
contro il padronato e Berlusconi per “cacciare Berlusconi dal versante dei lavoratori e non dei banchieri.
La sola condizione capace di liberare un’opposizione autonoma
di classe allo stesso futuro eventuale governo di centrosinistra.
La
battaglia per “salvare il PRC quale partito di classe” contro la sua deriva governista è più che mai connessa alla battaglia per
l’indipendenza del movimento operaio dalla borghesia.
Una candidatura rivoluzionaria,
prodotto di una lunga lotta
La
presenza del compagno Marco Ferrando, portavoce nazionale di Progetto, nelle
liste del Partito quale candidato eleggibile al Senato, è al servizio di questa
battaglia politica generale: una candidatura che risponde in modo naturale al
criterio di massima rappresentanza e riconoscibilità
dell’area congressuale di Progetto Comunista e della sua proposta di
un’opposizione comunista ai governi di centrodestra e centrosinistra.
La
contestazione di dieci membri dell’area di Progetto in CPN, che avevano chiesto
alla Segreteria Nazionale un proprio deputato e che dopo il suo mancato
ottenimento accusano Ferrando di essersi arreso al
governo Prodi, è solo un episodio triste che ha comprensibilmente attratto
qualche speculazione giornalistica. Si tratta di un gruppo di minoranza
dell’Associazione Marxista Rivoluzionaria Progetto Comunista, sostanzialmente
marginale nell’area congressuale di Progetto, che pur avendo votato la proposta
politica di linea dell’Associazione, in occasione della sua Conferenza
Nazionale del 6-8 gennaio
Ma
questa azione di disturbo, sicuramente dannosa e non a
caso condannata duramente dallo stesso Coordinamento per
A
differenza di altre minoranze che intendono il proprio
riconoscimento istituzionale in una logica di “scambio”, e che in cambio di
questo riconoscimento come primo atto hanno rinunciato a presentare la propria
mozione politica in CPN, Progetto Comunista non ha realizzato e non realizzerà
mai nessun compromesso politico che investa le questioni di principio.
Intendiamo la possibile conquista di una rappresentanza parlamentare come
prodotto indiretto di una intransigente battaglia
politica di tanti anni; per questo, nel momento stesso della candidatura,
abbiamo regolarmente presentato in CPN la nostra mozione “Contro un governo coi
banchieri, per un’alternativa dei lavoratori”, quale segno di continuità della
nostra battaglia politica di fondo per il carattere irrinunciabile
dell’Opposizione Comunista. Ancora una volta sono i fatti a misurare la nostra
coerenza.
Una campagna per il rilancio della
Rifondazione Comunista
Questa
nostra battaglia realizza oggi un passo avanti. La fase che si apre amplia infatti lo spazio di costruzione di Progetto Comunista. Già
ora in diverse realtà nuovi settori di base di Ernesto
ed Erre, e persino di provenienza bertinottiana,
cercano in noi un riferimento organizzativo e di prospettiva. Così settori di avanguardia politica e sociale per nulla attratti da un
nuovo governo di concertazione mostrano attenzione alle nostre ragioni. E questi spazi si amplieranno ancora con l’avvicinarsi del
probabile governo dell’Unione. In questo quadro, in tutte le città e realtà
provinciali nelle prossime settimane sarà presentato l’Appello
“Per la difesa e il rilancio dell’opposizione di classe per il rilancio della
rifondazione comunista”, già prodotto dall’AMR e tanto più attuale oggi. Ogni
compagno/a o gruppi di compagni che vogliano unirsi a
questa nostra campagna o che semplicemente vogliano ospitare una presentazione
dell’Appello per conoscere ed approfondire le ragioni di Progetto Comunista
possano prendere contatto con la nostra Associazione e concordare iniziative o
incontri. Quanto a noi, non risparmieremo le nostre energie.
AMR
Progetto Comunista